Feste finite

06 gennaio 2015
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Finalmente, il “ponte” festivo tra dicembre e gennaio è terminato. Uno strazio per molti, quale soddisfazione per pochi. Del resto, la fine del 2014 e l’inizio di questo 2015 avevano poco d’apprezzabili per essere osannati.

 Solo che è trascorso un altro anno e l’Italia continua a registrare una crisi regressiva che, neppure il calo del dollaro sui mercati internazionali, ha alleggerito. Se l’ottimismo è l’arma dei forti, il realismo è quello degli onesti. Le vie di mezzo non c’interessano. Farebbero, tra l’altro, perdere altro tempo per garantire un futuro meno disgraziato all’Azienda Italia. L’unico primato, vero, è che in Europa abbiamo il più giovane Presidente del Consiglio e un Parlamento che più che legiferare, si appresta a rivedere precedenti decisioni.

 Forse, non diligentemente prese in esame. Da noi, è sempre stato così. “Sbagliare” e riconoscere, non sempre in ritardo, i nostri “errori” è tipico di una politica sempre meno coerente alle necessità intrinseche del Paese.

Per il passato, chi ci seguiva dall’estero segnalava sensazioni di speranza; se non d’ottimismo. Ora non è più così. I messaggi sono tutti di stampo interrogativo. Anche per noi, è difficile rispondere. Riconosciamo, però, tante verità evidenziate da chi ha la voglia di farsi sentire; anche con qualche telefonata. Dato che nelle Feste s’è venduto pochino, da noi sono iniziati i “saldi” e in maniera ufficiale.

Con abbattimenti dei prezzi anche del 50%. Sempre che non ci rifilino anche vecchi fondi di magazzino. Perché non sempre è la qualità a fare il prezzo. Volatilizzata, per chi l’ha avuta, la “tredicesima”, ora si deve, gioco forza, tornare alla “normalità”. Più formale, che sostanziale.

 Tirare avanti non sarà più facile che per il passato. Riprenderanno, anche se non si sono mai interrotte concretamente, le diatribe politiche e le strategie che non hanno mai portato a nulla di buono. E’ vero: le Feste sono finite. Ma il mese prossimo è Carnevale e il teatrino continua.

Giorgio Brignola