Crowdfunding e giornalismo: liberi, indipendenti e credibili #ijf15

23 marzo 2015
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“L’Ungheria è diventata un esempio inquietante di come una élite politica possa impoverire la democrazia, anche nel cuore dell’Europa”, scriveva nel settembre scorso il direttore del Center for Media, Data and Society Philip N. Howard sul New York Times. La libertà d’informazione è posta sotto seria minaccia dal governo autocratico di Viktor Orban: le leggi sui mass media hanno infatti ridotto la libertà d’azione e d’informazione per le testate locali ponendo informalmente il giornalismo sotto il controllo del partito di maggioranza, la formazione di estrema destra Fidesz.

Il Committee to Protect Journalists ha definito quello giornalistico ungherese un contesto dominato da “paura e autocensura, nel quale il racconto critico e i punti di vista alternativi sono tenuti sotto stretto controllo in vari modi, che includono misure legali ed economiche che soffocano e minacciano il lavoro indipendente”.

In uno scenario nel quale il potere esercita un’influenza talmente forte sui media “sia come regolatore che come principale inserzionista”, gli ungheresi di Direkt36 – come spiegano su Medium – hanno deciso di scegliere un modello di business alternativo per garantirsi sostenibilità e indipendenza: il crowdfunding.

Fondata dai giornalisti Andras Petho, Balazs Weyer e Gergo Saling (che sarà ospite del Festival Internazionale del Giornalismo giovedì 16 aprile, alle 14 presso il palazzo Sorbello, per parlare di “Nuovi modelli di giornalismo investigativo in Ungheria”), Direkt36 è una testata indipendente finanziata dal basso attraverso una campagna che ha raggiunto e superato il budget richiesto di 20mila euro, arrivando fino a 24mila. Un supporto fondamentale per continuare a fare giornalismo investigativo, garantirsi una certa libertà da vincoli editoriali e commerciali, e informare in un panorama mediatico inquinato dalla propaganda e dall’atteggiamento ostile del governo nei confronti di media e ONG.