Allarme Upi nazionale: molte province rischiano a breve il dissesto  

16 gennaio 2015
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Presidente Upi-Puglia, Gabellone: “l’osservatorio regionale serva a risolvere i problemi non a fare polemiche politiche”

Molte Province sono sull’orlo del dissesto finanziario e a rischiare sono i dipendenti e i cittadini ai quali non potranno essere più offerti i servizi di competenza. E’ questa la situazione illustrata da molti presidenti delle Province riuniti a Roma per l’assemblea dell’Upi (Unione Province Italiane).

“Non c’è più tempo. Le Province al collasso sono davvero tante in Italia. L’attuazione della Legge Delrio – sostiene il presidente UPI Puglia, Antonio Gabellone – sta producendo esattamente gli effetti negativi che erano stati più volte denunciati nelle sedi competenti, quando abbiamo tentato di mettere riparo alla sciagurata legge di riordino che oggi sta portando al dissesto finanziario molti enti che non riusciranno a garantire ben presto neppure i servizi essenziali e gli stipendi al personale”.

“Era chiaro che pensare di attuare una riforma di questa portata non solo non investendo risorse, ma addirittura tagliando i trasferimenti e impoverendo gli enti di nuova istituzione, parlo sia delle nuove Provincie, ma anche delle Città Metropolitane – continua – era un’assurdità. Le Riforme costano, ma qui gli unici a pagare saranno i dipendenti e i cittadini”.

“In sede di assemblea nazionale dell’Upi – aggiunge Gabellone – abbiamo tutti ribadito la volontà di non rassegnarci all’attuazione della legge 56/14 sic et simpliciter, ma ‘costringeremo’ il Governo a quell’interlocuzione che possa davvero portare a una soluzione: immagino o a un allentamento delle norme da applicare o un maggior sostegno per quei servizi da erogare”

“Lunedì prossimo, 19 gennaio, a Bari si riunirà nuovamente l’Osservatorio regionale per l’analisi del Disegno di Legge approvato dalla Giunta regionale il 30 dicembre scorso. Il mio appello – conclude il presidente – al Governo e a tutti i consiglieri regionali è che in quella sede si cerchi sinergicamente di fare chiarezza e di creare un fronte comune che abbia come unico interesse garantire servizi e occupazione. Solo se la pressione sul Governo centrale sarà univoca, non faziosa o politica, si potrà ottenere qualche risultato”.