Aiutiamo la nostra protagonista a trovare la mamma biologiaca

15 febbraio 2016
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Esclusiva del Corriere Nazionale  – www.corrierepl.it

Vi raccontiamo la sua storia

Sono quelle storie che ti toccano il cuore, soprattutto se a raccontarle è la diretta interessata. L’ abbiamo incontrata e ci siamo fatte  narrare da lei la sua vita, ripercorrendo le tappe della sua esistenza e i motivi per cui ora  ha deciso di rintracciare la sua mamma biologica. Non è stato facile per lei riportare alla memoria ricorsi, emozioni ed episodi legati al suo passato. Ecco il suo racconto.

“Questa storia ha inizio  la mattina del 7 Settembre 1965 nel rione San Pasquale, in una casa di cura o clinica privata, di via de Napoli 110 a Bari.  Il dottor Lisco Nicola, ostetrico (ormai deceduto) ha assistito il parto di una giovane donna andata da lui per partorire una bambina da affidare al destino.

1966 aprileQuella bambina ero io.

Chi o cosa abbia costretto o fatto decidere quella donna a non tenermi con se è ora mio motivo di ricerca. Le motivazioni  di quel gesto possono essere diverse, potrei immaginarle, ma potrebbero andare oltre la mia immaginazione.

Non so cosa sia successo con precisione quella mattina ma sono solo a conoscenza che a portarmi in orfanotrofio è stata una certa signora, forse l’infermiera della clinica, una certa Rita Tempesta, originaria di Terlizzi.

Nell’Istituto Provinciale per l’Infanzia dove son stata battezzata col nome di Maria, ci son rimasta per sette mesi fino al momento dell’adozione. Il cognome (Celestini) mi fu attribuito al comune dove il dottore si recò per dichiarare la mia nascita; non so se a decidere quel cognome fu lo stesso dottore o il messo comunale.

Ho avuto la fortuna di essere adottata da una coppia di “angeli “ che mi hanno desiderato con tutte le loro forze: papà Lazzaro e mamma, Filomena.

Ero e son rimasta il loro orgoglio. Mi hanno cresciuta ed educata come pochi genitori sanno fare, nonostante i diversi decenni che ci differenziavano. Il loro esempio di vita è stato maestro nella mia crescita: onestà e rispetto, verso tutti e tutto, i valori che mi hanno trasmesso. Questo li ha sempre distinti.  Con me  si sono mostrati sempre premurosi e affidabili; con loro potevo parlare e confidarmi su tutto senza problemi.

Ho saputo sin da piccola (avevo 4 anni circa) dell’adozione. Mamma mi ha spiegato tutto e in quell’istituto di Bari mi ci hanno pure accompagnata per visitare i luoghi dove ero stata lasciata in affido. Dopo molti anni dalla morte di papà, è stata mamma, ormai anziana a spingermi a ricercare quella donna che lei avrebbe tanto voluto ringraziare per il semplice motivo di non aver deciso di abortire.

Ora mi ritrovo ad affrontare una legge ingiusta. Mi hanno già risposto di NO, dopo aver fatto istanza al tribunale dei minori qualche anno fa di venire a conoscenza dell’ identità di chi mi ha messo al mondo. Questa legge vieta  di dare una risposta  ad una domanda lecita e di diritto per chi vuole ritrovare le proprie origini. Domanda che darebbe a me, e a tutti coloro i quali  hanno vissuto la mia stessa esperienza e percorso di vita, di mettere a posto tanti tasselli della nostra esistenza.

Infatti, la legge italiana, ( n. 93 del D.lgs. n. 196 del 2003, definita “ DEI 100 ANNI “), ci spiega la nostra protagonista, VIETA IL DIRITTO DI CONOSCERE il nome della genitrice stessa, non prima che l’adottata/o abbia compiuto 100 anni.).

Quindi, se il Senato non accetta la modifica di legge (chiesto dal Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche) in cui si chiede alla genitrice se vuole revocare il proprio anonimato, avendo nel frattempo cambiato idea, nessuno potrà mai aiutare chiunque voglia fare ricerche dirette).

Non si potrà nemmeno mai sapere se ci sono malattie ereditarie o altro a livello clinico, informazioni fondamentali, di cui ognuno di noi adottati vorrebbe essere a conoscenza”.

Continua quindi a raccontarci il perché della sua decisione.

“Ho deciso così di lanciare un APPELLO con gli unici mezzi “amplificatori” che ho a disposizione: i social network, i giornali e la TV.

Un APPELLO che spero arrivi principalmente  a CHI SA….a chi potrebbe riconoscere la mia storia, essendo stato presente ai fatti o  che conosca le circostanze  della mia nascita, in quanto ha raccolto le confidenze della mia mamma biologica.

Un figlio cresciuto nel proprio grembo per 9 mesi, difficilmente lo si dimentica. Spero che tutto possa avvenire quanto prima e soprattutto prima che sia troppo tardi!”

Noi glielo auguriamo di cuore. Speriamo che possa riabbracciare presto la sua mamma biologica realizzando il suo più grande desiderio. Chiediamo ai nostri lettori di condividere e diffondere il suo appello.  Chiunque  volesse mettersi in contatto con lei  in privato su FB oppure tramite posta elettronica può  scrivere a:

patmiryam@alice.it

E’ anche su youtube con un video-appello

https://youtu.be/Otty2AzAHO4

Paola Copertino